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INIZIARE UNA PSICOTERAPIA: un piccolo vademecum per scegliere bene

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Buone pratiche psicologiche

Iniziare una psicoterapia: da dove si comincia?

Decidere di iniziare un percorso di psicoterapia è un passo importante. Spesso arriva dopo un periodo di fatica, confusione, sofferenza o blocco personale. Altre volte nasce da un bisogno più silenzioso: capire meglio se stessi, stare meglio nelle relazioni, affrontare un cambiamento o imparare a gestire emozioni che sembrano diventate troppo ingombranti. Il punto è che, quando si decide di chiedere aiuto, ci si trova facilmente spaesati. Come si sceglie lo psicoterapeuta? Qual è la differenza tra i vari orientamenti? E come si capisce quale percorso sia davvero adatto alla propria situazione? Sapere da dove partire può fare una grande differenza. Perché non tutti i professionisti lavorano allo stesso modo, e non tutti gli approcci sono indicati per ogni bisogno.

Perché scegliere bene lo psicoterapeuta è così importante

Molte persone pensano che l’importante sia solo “iniziare”. In realtà, iniziare bene conta moltissimo.

Scegliere uno psicoterapeuta non significa semplicemente trovare un professionista disponibile, ma individuare una figura competente, adatta alla propria domanda e capace di proporre un intervento coerente con il problema presentato.

Per questo la scelta del professionista non dovrebbe essere casuale, né basarsi soltanto sul passaparola, sulla vicinanza o sulla disponibilità oraria. Tutti questi elementi sono utili, ma non sufficienti.

I principali orientamenti psicoterapeutici: differenze in modo semplice

Uno degli aspetti meno conosciuti da chi si avvicina per la prima volta alla psicoterapia riguarda proprio gli orientamenti. Conoscerli, almeno a grandi linee, è molto utile.

Psicoterapia cognitivo-comportamentale Questo approccio si concentra sul rapporto tra pensieri, emozioni e comportamenti. È spesso indicato quando la persona vive ansia, attacchi di panico, fobie, ossessioni, stress, difficoltà emotive o comportamenti disfunzionali che interferiscono con la vita quotidiana. In genere è un approccio strutturato, orientato agli obiettivi e focalizzato sul presente, pur senza trascurare la storia della persona.

Psicoterapia psicodinamica o psicoanalitica Si concentra sul significato più profondo del disagio, sui conflitti interiori, sulle relazioni significative e sui vissuti che spesso agiscono in modo non del tutto consapevole.

Psicoterapia sistemico-relazionale Questo orientamento guarda alla persona all’interno dei suoi legami familiari, affettivi e relazionali. È spesso indicato nei problemi di coppia, nelle difficoltà familiari, nella genitorialità, nei conflitti tra generazioni e in tutte quelle situazioni in cui il disagio non può essere letto separando l’individuo dal contesto in cui vive.

Psicoterapia umanistica ed esistenziale Pone al centro l’esperienza soggettiva della persona, il senso di sé, i bisogni profondi, le scelte, i valori e i passaggi critici dell’esistenza.

Approcci integrati Molti professionisti lavorano oggi con un modello integrato, cioè utilizzano strumenti diversi in modo coerente, adattando il percorso alla persona e non il contrario. Questo non significa “fare un po’ di tutto”, ma saper costruire un intervento flessibile, fondato su competenza clinica e capacità di lettura del caso.

Esiste un orientamento migliore degli altri?

La risposta è no. Non esiste un orientamento migliore in assoluto. Esiste, piuttosto, un orientamento più adatto a una determinata persona, in un determinato momento della sua vita, rispetto a una certa difficoltà. Ci sono situazioni in cui serve un lavoro più focalizzato sui sintomi e sulle strategie concrete. Altre in cui è necessario comprendere dinamiche profonde e relazionali che si ripetono nel tempo. In altri casi, ancora, la sofferenza può richiedere una presa in carico che includa il sistema familiare o il contesto affettivo. Per questo motivo la scelta del professionista è tutt’altro che secondaria: è parte integrante della qualità del percorso.

Prima della psicoterapia serve una valutazione iniziale?

Un aspetto fondamentale, ma spesso sottovalutato, è questo: prima di iniziare un percorso di supporto o di psicoterapia, lo psicoterapeuta dovrebbe svolgere non solo un colloquio clinico, ma anche una valutazione iniziale accurata. Questo passaggio è essenziale perché consente di comprendere meglio il problema, inquadrare il funzionamento della persona e orientare l’intervento nella direzione più utile.

La valutazione iniziale non è una formalità e non è una perdita di tempo. È già parte del lavoro clinico. Serve a raccogliere in modo approfondito informazioni su:

  • il motivo della richiesta;

  • la storia personale e familiare;

  • i sintomi presenti e la loro intensità;

  • il funzionamento emotivo, relazionale e cognitivo;

  • gli eventi di vita significativi;

  • le risorse della persona;

  • gli obiettivi realistici del percorso.

Quando necessario, la valutazione può includere anche strumenti specifici, test o questionari clinici. Non per “mettere etichette”, ma per formulare un intervento più mirato, serio e responsabile. In altre parole, non si dovrebbe iniziare una psicoterapia senza prima aver capito bene che cosa si sta trattando, come si manifesta il disagio e quale tipo di intervento sia più indicato.

Perché un percorso senza valutazione rischia di essere poco efficace

Quando si salta la fase di valutazione, il rischio è quello di intraprendere un percorso generico, poco centrato o non realmente adatto ai bisogni della persona. Una buona valutazione, invece, aiuta a chiarire alcune domande fondamentali:

  • che cosa sta succedendo davvero;

  • da quanto tempo il problema è presente;

  • quanto incide nella vita quotidiana;

  • quali fattori lo mantengono nel tempo;

  • quali risorse possono essere attivate;

  • quale approccio terapeutico può essere più efficace.

Come capire se lo psicoterapeuta è quello giusto

Oltre alla competenza e all’orientamento, c’è un altro elemento centrale: la qualità della relazione terapeutica. Sentirsi ascoltati, accolti e compresi è importante. Questo non significa dover provare fiducia assoluta fin dal primo minuto, ma percepire serietà, chiarezza, rispetto e un modo di lavorare non improvvisato.

Alcune domande utili possono essere:

  • mi sono sentito ascoltato davvero?

  • il professionista ha compreso il motivo per cui ho chiesto aiuto?

  • mi ha spiegato come intende lavorare?

  • ho percepito un metodo e una direzione?

  • mi sento libero di esprimere dubbi e fare domande?

Chiedere aiuto è un atto di consapevolezza

Iniziare una psicoterapia non è un segno di debolezza. È, al contrario, un gesto di responsabilità verso se stessi. Scegliere con attenzione lo psicoterapeuta, informarsi sui diversi orientamenti e comprendere l’importanza di una valutazione iniziale significa rendere questo passo più consapevole e più protetto. La domanda, quindi, non è solo “Ho bisogno di aiuto?”, ma anche: “Quale aiuto è più adatto a me, oggi?”.

Ed è proprio da qui che può iniziare un percorso davvero utile: da una scelta informata, da un ascolto competente e da un intervento costruito sulla persona.

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